Immagino ricordiate La Biblioteca di Babele di Borges: un capolavoro, un meraviglioso racconto corto di Jorge Luis Borges, dove lui immagina – lo sapete – una biblioteca fatta con tutti i libri che si ottengono combinando 25 caratteri, un alfabeto di 25 caratteri. Sono libri di 410 pagine con tutte le combinazioni possibili. È una biblioteca sterminata, non infinita, ma praticamente come se lo fosse.
Lasciatevi prendere da questa metafora: immaginate quegli scaffali sterminati, pieni di libri – tra l’altro, quasi tutti senza significato, tutti rumore, casuale. Sono lettere messe insieme a caso, come dice Borges, un’immensa cacofonia di incoerenza, inframmezzata qua e là da rarissime frasi dotate di senso.
Ora: immaginate, per esempio, il Moby Dick di Melville, che tra l’altro sono 1.300.000 caratteri, come i libri della biblioteca di Borges circa. Adesso, immaginate il capolavoro di Melville con un refuso e un refuso per ognuna delle sue lettere: quello è lo spazio di tutte le Moby Dick che differiscono per una sola lettera dalla vera Moby Dick.
Nella scienza questo concetto ha un nome bellissimo: è il possibile adiacente. A me piace tantissimo: è il possibile che sta vicino al reale per un solo passo, un solo passo e poi c’è questo “possibile adiacente”.
Usatelo come metafora per la vostra vita: ogni istante della nostra vita è un istante reale, ma è circondato da un possibile adiacente, cioè tante direzioni che la nostra vita potrebbe prendere, ma non prenderà, perché ne prenderà solo una.
Tutto quel possibile adiacente rappresenta gli stati potenziali di un sistema, che distano un solo passo da quello che di volta in volta è reale.
I libri di Borges sono alcuni senza senso, alcuni con un po’ di senso – c’è una frase bellissima in Borges: “poi ci sono un sacco di libri che hanno solo una frase dentro di senso, e ce n’è uno bellissimo che finisce con ‘o tempo tutte le tue Piramidi!’.”
Tra sterminate possibilità, ce n’è una che contiene l’impronta di Shakespeare.
